26
febbraio
2018

I giovani e l’ingresso al mondo del lavoro

Il personal branding

Secondo l’Istat a Dicembre 2017 il tasso di disoccupazione è sceso allo 10,8%.

Buona notizia sì, visto che risulta essere il valore minimo a partire dal 2012, ma il tema legato al mondo del lavoro continua ad essere spinoso, soprattutto quando si parla di occupazione giovanile.

Negli ultimi anni, infatti, per agevolare l’ingresso dei giovani al mondo del lavoro sono state effettuate differenti manovre sul piano finanziario-economico: agevolazioni, sgravi fiscali, l’uso di forme contrattuali più flessibili e molto altro ancora.

Tuttavia, la competizione tra gli aspiranti candidati è molto alta.

Stiamo assistendo ad un’ampia proliferazione di libri, workshop e corsi mirati a tracciare le linee guide per presentarsi al meglio sul mondo del lavoro.

Solitamente gli obiettivi dei corsi, sono volti a:

  • Compilare un buon curriculum vitae, affinché non venga cestinato prima ancora di esser stato letto dai recruiters;
  • Ampliare la propria conoscenza in merito ai molteplici canali destinati alla ricerca di un lavoro (agenzie interinali, portali online, siti web etc. etc.)
  • Redigere un’accattivante lettera di presentazione, per dimostrare reale interesse verso la posizione per la quale ci si vuole candidare;
  • Prepararsi alla fase di colloquio, per non cadere in errore proprio sul più bello.

È molto probabile, infatti, commettere sbagli per chi si trova alle prime armi. Ecco che allora, prepararsi in quest’ottica non è per nulla banale.

Si punta, dunque, sul potenziamento del proprio personal branding; così definito: “Il personal branding è un processo attraverso cui una persona definisce i punti di forza (conoscenze, competenze, stile, carattere, abilità, ecc.) che la contraddistinguono in modo univoco, creando un proprio marchio personale, che comunica poi nel modo che reputa più efficace. Il personal branding adotta le tecniche utilizzate dal Marketing per promuovere i prodotti commerciali e le adatta per la promozione dell’identità delle singole persone.”

Tuttavia, occorre ricordare, che viviamo in una società dove siamo sempre connessi “always on”, in costante apparizione sui social media e alla mercé di chiunque voglia vedere il nostro profilo. La nostra vita, i nostri interessi, le nostre passioni… tutto alla portata di tutti!

I più furbi optano per un profilo privato, dove i “non amici” non possono accedere alle nostre foto e a nessun’altra informazione che ci riguarda. Sarebbe, però, ancora più ingegnoso sfruttare questi strumenti per crearsi una buona reputazione online.

Non decidere di nascondersi, ma attirare l’attenzione su di sé e su un proprio progetto professionale, online e proprio alla portata di tutti.

Un profilo instagram per approdare al mondo della fotografia o un blog per gli amanti della scrittura; un qualsiasi canale che possa permettere di distinguersi dalla massa.

Chiaramente, le scelte non vanno fatte a caso, si parte dalla propria passione, si procede con la scelta del canale e dei contenuti.

Tutto deve esser mirato a rinforzare la propria reputazione online, soprattutto se l’obiettivo è quello di dimostrare le proprie capacità professionali.

Oggi il titolo di studio non basta e se si è giovani, risulta difficile stilare un elenco infinito di esperienze lavorative.

Bisogna saper fare la differenza e se non si può puntare sul piano delle esperienze, allora vale la pena dimostrare la propria motivazione ed il proprio potenziale.

 

È facile definirsi appassionati di un determinato settore lavorativo, più difficile è dimostrarlo. Il personal branding punta proprio su quest’ultimo aspetto.

 

Sara Colnaghi – Communication specialist –  Élite Training

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